Pesci (e pescatori) senza Audience

Ecco un bellissimo articolo del grande amico Gianni Basso. Una profonda riflessione sulle crescenti problematiche che affliggono i nostri amati corsi d’acqua!!!

 

In ogni campo della vita ognuno ha le sue responsabilità e, per quanto concerne la gestione delle acque, con la liberalizzazione delle stesse (parola grossa “liberalizzazione”, ma di fatto rivelatasi spesso traducibile in “non gestione”), si è nel tempo assistito ad un degrado sempre più marcato della qualità delle stesse. A ciò, si è poi unita l’ istituzione di parchi fluviali, oasi fluviali che hanno di fatto, nella stragrande maggioranza dei casi, posto ulteriori vincoli alla vivibilità ed alla salvaguardia degli ambienti fluviali, divenuti spesso “terra di nessuno”. Purtroppo quando la politica annusa terra di conquista, di sedie e di soldi, non ce n’è più per nessuno e cosi avviene anche per la gestione delle nostre acque. Quante volte penso e ripenso a come sono letteralmente spariti pesci come le lasche e i vaironi, presenti a nubi nei torrenti fino a venti anni fa! E il gobione e lo scazzone, cosi importanti per la biologia dell’ecosistema fluviale, quali indicatori naturali dello stato di qualità dell’acqua, praticamente spariti cosi in fretta? E’ una domanda questa, alla quale credo che tutti gli ittiologi, degni di questo nome, vorrebbero dare una risposta sensata. Purtroppo, però, credo che le ricerche in tal senso, ammesso che siano state iniziate, siano in alto mare. Ho detto “ammesso che siano iniziate” perché dubito fortemente che qualche ricercatore si sia messo a lavorare su un argomento che, a differenza di altri, come la trota marmorata o la fantomatica trota mediterranea, non sfiori l’immaginario collettivo dei pescatori e, soprattutto, di quelli che sovrintendono a tali ricerche che, soprattutto, aprono i cordoni della borsa. Già, perché la ricerca ha bisogno di soldi, tanti soldi e, certamente chi deve stanziare i fondi, nella maggior parte dei casi, spesso è più portato a valutare in modo diverso, rispetto ad uno scienziato, il risultato finale della ricerca, spesso privilegiando più gli aspetti spettacolari che non quelli utili. Mi spiego meglio: dal punto di vista spettacolare, fa molta più scena l’annuncio di aver finalmente isolato il DNA della trota mediterranea che scoprire perché tante specie nostrane, tra cui vari endemismi, stanno andando “a ramengo”. Ed ecco, allora, che i pochi fondi a disposizione vengono convogliati nel primo tipo di ricerca e non nel secondo che, inoltre, dal punto di vista scientifico, è anche molto più difficile e incerto nel risultato finale, quindi a rischio di un nulla di fatto. Solo che si trascura un particolare e cioè che nel caso della trota mediterranea si indaga su un animale che, nella più rosea delle ipotesi va poco più in là della sottospecie, mentre in caso della lasca, vairone, gobione, scazzone, eccetera, si rischia che, per negligenza e disinteresse, vengano perse specie il cui DNA non potrà essere mai recuperato, nemmeno dal più abile dei biologi molecolari. Questa “verde politica” di non gestione o di mal gestione, ora sta annusando la possibilità di pervenire fondi della Comunità Europea, stanziati a favore di chi abbia da istituire oasi naturalistiche o progetti “verdi” di centraline idroelettriche, con la possibilità di vederci limitata la nostra attività alieutica e forse solo i nostri No Kill riusciranno a sopravvivere. Questo per far capire che se la politica corretta non riesce a fermare la politica dissennata, anche quando è dello stesso colore (davanti ai soldi non c’è mai religione), figuriamoci se i pescatori potranno mai contare in simile materia. Allo stato attuale delle cose, ostentare ottimismo ed attendere la manna dal cielo (trote pronta pesca), può essere solo un atteggiamento irresponsabile. Una fine ingloriosa del nostro sport, mi sembra proprio dietro l’angolo. La politica ha scoperto che con “l’oro verde”, si possono fare soldi a palate, molto di più che con le nostre licenze di pesca. E allora giù nei torrenti a scavare con ruspe, facendo enormi crateri nei letti o spianando i corsi se è più comodo. Ma si dice che è per il riassetto dei corsi, per prendere qualche masso che serve per difendere gli argini, per costruire qualche nuova stradetta che porta al torrente o magari in previsione di costruire l’ennesima centralina idroelettrica futura.

I pesci però non sono d’accordo. Quando arrivano nelle zone di frega, depongono le loro uova e da queste nascono quegli avannotti che hanno tutta la più buona volontà di continuare a vivere e invece trovano ruspe, deviazioni d’acqua e tutto il resto. Con le fregature si è a posto, mentre con le freghe è tutto da rifare. E non manca il paradosso e cioè che a volte qualche politico disattento e pasticcione, delegato di turno alla gestione delle acque, addirittura si rallegra nel constatare che un torrente possa tornare, nonostante tutto, a vivere, ma a quale prezzo? A condizione di vedere la fauna presente una volta sparire completamente dall’oggi al domani a vantaggio di specie che hanno

letteralmente infestato le nostre acque? E i pescatori? Basta toglierli di mezzo con cartelli visibilissimi con scritto: Divieto di pesca temporaneo progetto verde europeo……. (che tanto verde non è). Detto questo, una domanda è d’obbligo: se fossi un Assessore delegato all’ufficio pesca, quale sarebbe la priorità del mio programma di gestione delle acque? Partirei da una convinzione di fondo e cioè che prima di tutto sono il tutore di un bene che appartiene alla collettività. Qui come Assessore dovrei avere scelte chiare e coraggiose: non posso scendere a compromessi. Non posso assolutamente mettere il contesto ambientale-fluviale al servizio di un vantaggio economico, con l’assurdo o il grottesco che con i proventi di uno scempio ambientale (concessioni idroelettriche, captazioni, derivazioni a scopo irriguo, eccetera), potrei costruire servizi ai cittadini: strade, argini, fognature, eccetera). Assurdo, grottesco! Un bene collettivo è anzitutto rispetto dell’ambiente. Forse sarebbe il caso che come Assessore sentissi come primo dovere, il bisogno o meglio l’urgenza di sensibilizzare Sindaco e Giunta comunale, per istituire scuole ecologiche, allo scopo di educare e informare i cittadini, a partire dai più piccoli, al rispetto del contesto ambientale. Se lo capisci, buon per te, per me e per tutti, se non lo capisci cercherò con tutti i mezzi di fartelo capire, o con le buone o con le cattive, non posso scendere ad alcun compromesso! Se fossi un Assessore alla pesca, ascolterei anche il pensiero di quei pescatori seri e preparati e analizzerei con loro e con gli ittiologi il fenomeno dell’inquinamento, del degrado e della rarefazione di specie ittiche endemiche-autoctone, cercando di trovare soluzioni.

Basta con le pagliacciate di incompetenti, capaci solo di danneggiare gli ecosistemi fluviali con politiche senza cervello e con soluzioni altrettanto idiote! Se fossi un Assessore alla pesca, cercherei di farmi promotore di una legge Regionale che vieti lo sfruttamento delle acque, sempre nel rispetto del contesto ambientale e del bene collettivo, che è sacro e inviolabile, anche se poi tutti lo sanno che nel nostro paese, fatta una legge, trovano l’inganno. Se fossi un Assessore alla pesca, non utilizzerei mai il bene collettivo solo come parola di convenienza in occasione di programmi elettorali e non vorrei che fosse cosi nel mio. Non vorrei che se ne parlasse a sproposito da politici e mestieranti e da imbonitori accalappia-allocchi. Il bene collettivo, cercherei prima di tutto di amarlo, farlo mio, lasciarlo palpitare dentro me, farlo pulsare con i battiti del mio cuore. Utopia? Certo, per i mestieranti! Ma dei mestieranti dobbiamo farne a meno e bandirli da ogni campo educativo e amministrativo. Essi sono la parte dannosa di una società imperfetta. La società è imperfetta perchè permettiamo ai mestieranti di assumere incarichi che comportano grandi responsabilità. Il bene collettivo va amministrato da mani sicure, affidato alle coscienze, prima che agli uffici burocratici. E non va consegnato a politici che si prendono gioco dei diritti dei fruitori per farne il proprio sporco interesse. Cercherei un dialogo tra le diverse energie che si trovano sul territorio (cittadini-pescatori), cercando di andare tutti d’accordo e non per dare qualche contentino, ma cercherei il meglio, che si può trovare anche in una proposta del pescatore più semplice, senza un diploma di quelli che contano. E infine, vi sembrerà strano (ma strano non è), in occasione di elezioni, non mi presenterei al pubblico e ai pescatori con un programma (dire programma può voler dire poco). Parlerei di un sogno da realizzare: permettere ai cittadini, ai pescatori, ai tecnici, agli amministratori-politici, di toccare con mano i benefici di un fiume e di un torrente vivo e sano: sicurezza idraulica, capacità depurativa, habitat per la vita selvatica, spazio per la ricreazione, la pesca e il tempo libero. E chiederei ai cittadini-pescatori cosa si aspettano da un amministratore responsabile degli ambienti fluviali e della pesca? Dalle risposte deriveranno poi i vari interventi, le cose fa fare, e soprattutto le priorità da realizzare.

Gianni Basso