Wet Fly Fishing in Aveto – North Country spiders

Ritorno all’Aveto (report di pesca, del grande amico Gianni Basso, del 12/05/2017)

Ognuno di noi ha nel cuore un posto speciale dove la mente vola quando c’è bisogno di serenità, un posto che quando chiudiamo gli occhi appare come un’istantanea ed ogni volta che ci rifugiamo nel suo ricordo i nostri sensi ci portano là. Sembra di percepirne i suoni, i colori ed i profumi cosi familiari da essere ormai una parte di noi, un qualcosa che ci scorre dentro come il sangue nelle vene. Il “mio” Aveto mi ha visto crescere, ha visto la mia alba di pescatore a mosca ed ogni tanto mi chiama a se come fosse un vecchio amico che non vedo da tempo, ma che non si dimentica mai di me e del legame che ci unisce. Anche se a volte lo trascuro, mettendolo da parte e cercando in giro emozioni nuove utili a nutrire quello spirito d’avventura e quella voglia di scoprire insite nell’uomo ( che sono la vera benzina per il motore della passione) lui è là e so che mi aspetta, l’ha sempre fatto e lo farà fino a quando avrò voglia di andargli a fare visita. Negli anni molte cose sono cambiate, è cambiato il mio modo di intendere la pesca e sono cambiato io. Anche il corso del torrente è cambiato dopo gli ultimi rovinosi eventi alluvionali. Però resta li sempre e comunque, a disposizione di chiunque abbia voglia di passare un po’ di tempo con lui…Eh già il “mio” Aveto continua a scivolare come un misterioso serpente lungo tutta la vallata e, nonostante subisca soprusi di ogni genere, sa ancora essere generoso con chi ha voglia di affrontarlo con il rispetto che merita. Nonostante tutto il torrente conserva ancora una discreta varietà di habitat che richiedono “approcci” spesso molto differenti, dovuti a tutta quella serie di variabili con le quali ci si riscontra ogni volta che affrontiamo una battuta di pesca. Se faccio un’analisi dai tempi in cui ho iniziato a pescare a mosca (ben 44 anni fa) ad oggi, devo ammettere in maniera totalmente obiettiva, che niente è più come prima. Ciò che va a modificare il comportamento della trota fario (presente nella popolazione di ceppo atlantico) va distinto tra “breve” e “lungo” periodo infatti, mentre nel breve periodo ciò che influenza il comportamento e l’attività è dovuto essenzialmente alla stagionalità e al meteo, nel lungo periodo ciò che modifica in maniera ancor più radicale certi comportamenti sono la pressione di pesca, le attività di disturbo con interventi in alveo di messa in sicurezza delle sponde, la predazione degli uccelli ittiofagi e la tipologia di popolazione ittica che caratterizza l’ambiente stesso. In Aveto lo stress da pressione di pesca è molto accentuato e questo stress si nota nel comportamento della Trota Fario, producendo una diffidenza sempre maggiore verso tutto ciò che non gli appare “naturale”. La diminuzione delle catture di taglia dovute alla pressione di pesca è in parte compensata dalla maggior voracità delle trote di taglia medio-piccola, meno esperte e meno diffidenti, che danno luogo ad una competizione alimentare, spingendo talvolta le poche trote rimaste in taglia interessante ad alimentarsi perdendo parte della loro abituale diffidenza.

Talvolta la competizione alimentare si manifesta anche cosi: la trota in foto ha mangiato la sommersa di punta e quella del bracciolo.

In ogni caso le trote in Aveto sono molto diffidenti e scaltre, pertanto molto difficili da catturare. Questa serie di considerazioni hanno condizionato la mia strategia di pesca, costringendomi a rivedere le mie mosche artificiali al fine di ottenere risultati positivi in termini di catture. Per quanto detto finora, le trote giovani sono normalmente più semplici da ingannare rispetto alle vecchie, in quanto catturate un minor numero di volte, ma non è sempre cosi! Per esperienza personale posso dire che pescando Wet Fly con mosche piccole (ami 16-18), comporta discrete possibilità di poter catturare per il semplice fatto che la ridotta dimensione nasconde meglio eventuali imperfezioni/difetti rilevati prontamente dal pesce quando invece utilizziamo artificiali più grandi.

Alcuni modelli sommersi (spider) personali per la pesca in Aveto

Dobbiamo abituarci a variare la misura degli ami delle nostre mosche ed essere sempre pronti a cambiare strategia: da una pesca di superficie ad una sotto la superficie o viceversa. Stravolgere di tanto in tanto le proprie convinzioni, tentare nuovi approcci, nuove tipologie di materiali da costruzione mosche può dare una svolta importante al nostro essere moschisti e cosi facendo si può essere ricompensati come è successo a me, con qualche cattura in taglia interessante. Regali meravigliosi di cui serbo ricordi per tutta la vita.

A seguire una bella sequenza fotografica:

Pesca a sommersa a valle del ponte di Alpepiana

I nostri immancabili amici-insetti: Tricottero dell’ Aveto (philopotamus ludificatus)

Livree delle Trote Fario dell’Aveto:

Trota di discreta taglia (cm 28)

La trota in foto è stata catturata dal grande amico Fabio Romanello all’inizio della battuta di pesca, al secondo lancio delle sue sommerse. Fabio è un grande esperto di questa tecnica (North Country spiders). Grandi capacità nella gestione delle insidie che riesce a posare sul filo della corrente, facendole scendere in modo naturale, senza dragaggio. Tecnica, tenacia, pazienza e convinzione nei propri mezzi vengono quasi sempre premiati da catture in sequenza fotografica:

Un’altra bella fario un poco più piccola della precedente

Alcune fario giovani catturate durante la battuta di pesca:

 

Un commento finale:

Buonsenso, questo è l’appello che lancia chi, come me, ha vissuto la storia di queste acque, passate dal paradiso all’inferno, in pochi anni (vedi liberalizzazione delle acque che di fatto si è rivelata in “non gestione”). L’ Aveto deve risorgere e noi pescatori siamo chiamati a svolgere un ruolo importante: salvaguardare questo paradiso. Non c’è più posto per i distruttori delle sponde, per i bracconieri, per i prelievi indiscriminati, per chi non rispetta l’ecosistema o per chi si ritiene padrone delle acque. Questo oggi è un luogo per pescatori veri, che sappiano tutelare l’ambiente e i pesci, nel rispetto delle regole e della convivenza con altri pescatori, per mantenere un patrimonio che resta uno dei pochi paradisi rimasti. C’è molto da scoprire in un ambiente del genere, soprattutto per chi vuole vivere (o rivivere) certe emozioni, dove la pesca a mosca viene praticata in condizioni difficili che ti obbligano a tornare indietro nel tempo. Per Pescare in Aveto occorre essere essenziali, fare le cose in modo semplice perché le trote rimaste sono le prime a osservarvi. Loro vi vedono e vi sentono, percepiscono la vostra presenza e rilevano ogni piccola imperfezione nei nostri movimenti. Capiscono la semplicità o meno di una persona anche attraverso il modo di presentare le insidie. Perché non c’è bisogno di presentare una mosca “realistica”, di difficile costruzione che, spesso, evidenzia difetti che mettono in allarme il pesce. E’ sufficiente un piccolo artificiale “d’insieme” che riassuma le caratteristiche di alcune specie di insetti. Non aspettatevi trote di taglia, questo non è più l’ambiente adatto per chi cerca i record da inneggiare, qui la pesca è una sfida fatta di rispetto reciproco dove oggi ogni pesce va sudato, guadagnato e ammirato per la sua bellezza e non per la sua misura e il suo peso. Il torrente è ancora talmente bello da sembrare un gioiello e limitarmi a descrivere solo l’aspetto tecnico sarebbe riduttivo e, perché no, anche offensivo verso un ambiente del genere e toglierebbe a chi deciderà di affrontarlo, quel brivido e quella sensazione di magia che si respira lungo le sue sponde e trasforma una semplice battuta di pesca in un’esperienza diversa, unica, che solo pochi ambienti fluviali riescono ancora oggi a trasmettere. Ma chi non è disposto a fare sacrifici è giusto che resti a casa, perché questo ormai non è più ambiente per tutti. Le zone migliori, le mosche da usare e le strategie da adottare sono tutti aspetti che in molti altri luoghi andrebbero ampiamente approfonditi, ma non in Aveto, perché il suo incanto merita di essere raccontato diversamente, trasmettendo quello spirito giusto non solo per affrontarlo, ma anche per preservarlo e salvaguardarlo oggi più che mai, quello spirito che deve necessariamente ricordare un passato (e un presente) più che sofferto di un ambiente unico per far capire gli errori da cui imparare per ricominciare, quello spirito senza il quale è impossibile vivere certe emozioni. Rispetto e silenzio, l’ Aveto vi aspetta cosi, per tutti gli altri oggi non c’è più spazio.

Gianni Basso

Foto Gianni Basso, Fabio Romanello