“Ci metto la faccia”

(aironi e cormorani)

 

Nulla accomuna di più il mondo della pesca a mosca se non l’etica ed un codice comportamentale non scritto, ma inciso nell’anima di ogni moschista. Il “NO KILL” ci accomuna e ci identifica come tali, a prescindere dalle capacità alieutiche di ognuno di noi. Ad un moschista vero importa più la cura e le attenzioni per la propria cattura, piuttosto che il peso o la misura da inneggiare. Il rispetto per la vita, per l’ambiente fa parte del “pacchetto di un moschista perfetto”. Con questo non si mette in dubbio la sensibilità ambientale da parte di pescatori di altre tecniche, ma il moschista per forza di cose deve dedicare tempo e attenzione al rispetto ambientale, visto che l’obiettivo finale è la prosecuzione della vita del pesce catturato. Nessun trofeo, nessuna trota da imbalsamare, nessuna cena a base di pesce. Il moschista perfetto dedica una fetta della propria libertà ad una semplice foto della sua cattura. Poi torna a casa con un pozzetto di belle immagini e sensazioni a cui attingere nei momenti di stress. Ormai alla mia età e dopo molti anni trascorsi all’ombra di una disciplina che non ho mai abbandonato, mi posso permettere di dire la mia circa lo stato in cui riversano le nostre acque. Da tempo mi chiedo come può un legislatore alzarsi la mattina e poter definire che, alcune specie di pesci d’acqua dolce che da sempre popolano le nostre acque, non più autoctoni ma alloctoni e dannosi? Con quali studi è arrivato a tale conclusione e può pretendere di imporre l’uccisione da parte del pescasportivo di ogni esemplare catturato? Possibile che la fauna ittica sia cosi poco considerata e trattata con tanta superficialità? Sarà che quando un pesce viene ucciso o finisce nel gozzo di un airone e di un cormorano, non urla e, quindi la sua vita vale meno di quella di un uccello o di un mammifero? E allora come mai lo stesso potere decisionale non viene esteso anche agli uccelli ittiofagi? Pesci come le trote e i temoli, sono importantissimi per la biologia di un torrente e fanno parte di delicati equilibri, catene alimentari a cui moltissime altre specie viventi sono legate. Questi equilibri sono sconvolti dall’incessante predazione di uccelli ittiofagi che in passato non hanno mai fatto parte dei nostri ecosistemi fluviali locali se non in rari casi sporadici. Dopo anni di inutili tentativi di sensibilizzazione verso gli organi istituzionali di competenza, ad oggi non passa giorno che un fiume, un torrente, un lago, un canale di irrigazione non sia depredato, violentato, ucciso. La cosa che mi fa più male è la consapevolezza che, come vanno le cose in questo Paese, quello che viene sottratto, strappato alle nostre acque non sarà mai più recuperato. Ciò che è perso è perso e non credo che nessuno sia mai in grado di restituircelo. Chi in questi anni ha fiancheggiato e tutelato l’arrivo degli aironi e dei cormorani e il conseguente insediamento sul nostro territorio, adesso ha ben chiaro una cosa: ciò che credeva di poter tenere sotto controllo, ora è consapevole che ormai è tutto totalmente allo sbando. Questo è il risultato di una politica ambientale inadempiente e inadeguata, dettata da interessi politici. Ma siamo alla follia?! Sono questi i personaggi ai quali abbiamo/hanno messo nelle mani la tutela e la conservazione delle biodiversità? Sono questi che ci impongono regole da rispettare e ci dicono cosa dobbiamo fare e come dobbiamo comportarci? Con la loro visione stanno contribuendo alla distruzione degli ecosistemi fluviali del nostro Paese. Bisogna avere un tipo molto speciale di crudeltà, un’indole scarnificata da ogni umanità per fare del male a chi non sa difendersi. La loro spietatezza ha un aggravante: proteggono aironi e cormorani a scapito dei pesci e per questo non possono essere puniti. Perché la loro azione non è illegale, non lascia sangue nei meandri della legge. Però le vittime muoiono, finiscono nei gozzi di questi uccelli ittiofagi. E l’opinione pubblica resta indifferente, incapace di discernere il bene dal male, incapace soprattutto di reagire. Questi sono i risultati di anni di gestione su basi “politiche”. Per questi “politici” disattenti e pasticcioni i pesci non contano? Hanno inventato “dignità diverse”, anche tra gli inconsapevoli animali? In questo modo amministrano con una visione distorta del mondo naturale. Vanno avanti con una pietra al posto del cuore. Sono come piante senza sole. Il loro cuore è un bulbo secco in cui sta chiuso un segreto. La pianta cresce, non si sa come e quel bulbo diventa un sasso, una cosa dura al centro del petto da cui possono nascere spine con cui far male agli altri esseri viventi. E poi le trote e i temoli non portano “voti”. Gli aironi e i cormorani invece: piacciono a grandi e piccini, alle mamme e ai papà, ai nonni e anche agli zii…! Il fenomeno della predazione è una piaga che ha distrutto molti ecosistemi e testimonia come una gestione malata e allo sfascio non sia in grado di contrastare questo scempio. Il nostro territorio, le nostre risorse, le nostre acque sono alla mercé di queste inadempienze. Non gli basta lasciar distruggere i nostri fiumi, questi vogliono distruggere il nostro futuro! Sapete cosa penso? Ci vorrebbe una bella ruspa e tutti a casa! Gli animalisti sostengono che non esiste la predazione e che le colpe sono da imputare ai pescatori e alle loro azioni di ripopolamento della fauna ittica. Non è bello ma è comodo e questo uccide la professionalità e la buona volontà, ovvero l’impegno profuso di tutti i “volontari” che da anni si battono contro “questo degrado”. A “questi” animalisti dico di darsi un pizzicotto e svegliarsi in fretta perché non si tratta di salvare l’ambiente, i fiumi e una disciplina “sfigata” per il palazzo, ma molto di più. Il malessere che ne scaturirà da questo degrado si aggiungerà alla presente depressione del nostro Paese e farà collassare anche un indotto economico forte come quello della pesca sportiva che ricordo, per alcune vallate, teneva in piedi un’intera economia locale. Ma come al solito poco importa a chi ci governa e hanno uno stipendio da politico blasonato. Per loro gli uccelli ittiofagi sono un problema scomodo di cui non vale la pena alzare il sedere dalla scrivania! Quanto dinamismo, quanto entusiasmo, quanta ambizione hanno messo per generare questo “ordinato caos”?!… Per loro vale la regola: Su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere.

Gianni Basso in azione sul torrente Mastallone, affluente del Sesia. Fotografia di Francesco Dellepiane.

Abbiate cura dei vostri ricordi perché non potete viverli di nuovo

Quando guardavo i cavedani dai ponti

I ponti della “mia” valle: la Val Fontanabuona, bacino del torrente Lavagna, sono sempre stati il miglior punto d’osservazione. Posso affermare, senza paura di essere smentito, che la fauna ittica delle acque interne è ormai ridotta a meno del 10% rispetto agli anni 90. Anche la portata idrica è ridotta. Agli inizi degli anni 90, la frega dei cavedani vista dai ponti e passerelle dei paesi di Gattorna, Pezzonasca, Terrarossa, Ferrada, Gallinaria, Cicagna e via discorrendo era qualcosa di biblico. Migliaia di cavedani risalivano la corrente e si ammucchiavano nei bassi fondali a monte, formando un’amalgama scura in movimento, viva e in fermento. Le passerelle e i ponticelli più bassi rappresentavano le mie mete di osservazione. Poi sono arrivati gli aironi e i cormorani e tutto questo non c’è più e penso proprio che abbiamo privato i nostri figli e i nostri nipoti di questa ricchezza. Ora sotto questi ponti scorre solo l’acqua, ma non so fino a quando?

Un fiume di sangue

Un’espressione forte per definire la gravità dell’impatto degli uccelli ittiofagi sugli ecosistemi fluviali. E’ la prima volta che una specie è in grado di influire cosi radicalmente sul destino delle specie ittiche, sconvolgendo, distruggendo tutto. Alcuni però ritengono giusto essere più sensibili verso alcuni animali, a scapito di altri. Però ogni maltrattamento verso qualsiasi creatura dovrebbe essere contrario alla visione “umana”. Come pescatore appassionato, ma anche “ambientalista” convinto e rispettoso di ogni forma di vita, non posso accettare questa visione che ci sta portando dritti verso la rovina. La presenza dei pesci, per un fiume, non è un optional, è un qualcosa di “insostituibile” ai fini biologici. E i pesci non possono essere sostituiti con qualcosa di diverso. C’è veramente tanta confusione nella mente di chi si ostina a difendere alcune creature a scapito di altre. E’ anche in questo modo che si rischia di sovvertire “l’ordine naturale”. Questa erronea tendenza di essere più sensibili agli uni piuttosto che agli altri non può essere condannata e basta, va cercato un dialogo costruttivo. E’ quanto spero susciti questa mia riflessione e per questo “ci metto la faccia”! Questa non è la sede per dare consigli, vi sono persone “pagate” per farlo che puntualmente disattendono le nostre speranze. Auspico che il mondo “animalista”, riaccenda i riflettori su alcuni animali per troppo tempo considerati “comparse insignificanti”. E’ un modo per ritornare a integrarci nei grandi cicli naturali senza “mortificarli”. I nostri fiumi sono diventati troppo incolori per essere ancora un luogo di piacere. E gli uomini cosa hanno fatto? Negli ultimi vent’anni molte specie ittiche si sono ridotte al punto di essere a serio rischio di estinzione. Non si sono suicidate in massa, non si sono arenate sui greti dei fiumi. C’è stato un calo a spirale con l’arrivo degli uccelli predatori. E la situazione è cosi grave che il fiume stesso ha deciso di svelare la sua verità, mostrandosi all’uomo per mezzo di un linguaggio comune: tutti gli esseri viventi vivono sullo stesso Pianeta. Coloro che insistono a controllare questo “ordinato caos”, alla fine causeranno una “ordinata catastrofe”. Mentre scrivo mi torna in mente un passaggio dello scrittore Guido Mina di Sospiro autore del libro “Il Fiume” di cui ne riassumo il messaggio: La ricerca della rovina da parte dell’uomo è cosi illogica che in un certo senso la trovo stimolante. Questo particolare li svilisce e li rende campioni incontestati di autodistruzione. Sono diventati daltonici, ma pensano di vedere più colori della maggior parte degli animali. Sono diventati sordi, ma pensano che la natura sia muta. Hanno rinnegato la propria anima perchè non riescono né a definirla né a misurarla. E ora avranno paura che la fine possa arrivare? O forse no, con la cecità che li distingue?

Ma si, per una volta allontaniamoci dalla prigione del pensiero lineare e proviamo a ragionare controcorrente. In una situazione di questo genere, la fine potrebbe essere auspicabile. La fine avrebbe tutto il sapore del rinnovamento. Amen

Gianni Basso