L’acqua e (è) la vita

L’acqua (che può essere chiamata con i nomi chimici alternativi oxano, idrogeno idrossido e idrogeno monossido, esatti, ma un po’ snob), formata da due atomi di idrogeno legati a un atomo di ossigeno (H2O), è una sostanza liquida nelle normali condizioni di temperatura e pressione, che notoriamente congela a 0 °C e bolle a 100 °C.

La sua esistenza allo stato liquido è una specie di miracolo chimico, dovuto alle particolari proprietà elettriche della sua molecola, che può essere rappresentata come un piccolissimo magnete, che attrae ed è attratto dalle molecole vicine, con un meccanismo detto”legame a ponte di idrogeno”.

La sua spiccata qualità è l’elevato punto di ebollizione, che le consente di essere un eccellente serbatoio termico, capace di accumulare molto calore senza aumentare di molto la propria temperatura. Un’altra caratteristica peculiare è il significativo aumento di volume che si ha nel passaggio dallo stato liquido a quello solido (ghiaccio), che in realtà va letto in modo opposto: è passando dallo stato solido a quello liquido che si registra la vera anomalia, perchè l’acqua tende a contrarsi e ad aumentare la propria densità passando dallo stato di ghiaccio a quello liquido. L’incremento della densità dell’acqua liquida è quello che consente al ghiaccio di galleggiare (come fanno gli iceberg), emergendo per circa il 20% del proprio volume.

L’acqua è una sostanza indispensabile alla vita e nel nostro pianeta si stima ve ne siano circa tredicimilaseicento miliardi di miliardi di litri), suddivisa in acque superficiali (oceani, laghi, fiumi, torrenti), meteoriche (pioggia, neve, ecc.) e sotterranee (caverne, falde freatiche). Il 97,01% di tutta l’acqua del pianeta è contenuta negli oceani (mari inclusi) come acqua salata, mentre l’1,8% forma le calotte polari ed i ghiacciai. In generale, la dinamica dell’acqua è esprimibile come un ciclo continuo: le acque superficiali evaporano a causa dell’irraggiamento solare, per formare le nuvole dell’atmosfera, che generano le piogge, tramite cui l’acqua ritorna sulla terra nei mari, laghi, fiumi e torrenti, oppure sul terreno, da cui filtra nelle falde freatiche.

La vita si è sviluppata nell’acqua, e tutti gli esseri viventi (anche quelli che vivono negli ambienti più aridi) hanno imparato ad utilizzare l’acqua come substrato e come prodotto delle reazioni metaboliche. Ovviamente è indispensabile anche per la vita dell’uomo, soprattutto da un punto di vista strutturale, visto che è la sostanza più presente nel nostro organismo: un uomo adulto è una tanica che contiene circa 45 litri d’acqua, anche se la quantità tende a diminuire all’aumentare dell’età.

Prima che sia troppo tardi

Dobbiamo considerare l’acqua come una sorella con la quale condividiamo l’esistenza e la terra come una madre che ci accoglie tra le sue braccia. Questa nostra sorella protesta per il male che gli provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile. L’uomo pensa di essere suo proprietario e dominatore, autorizzato a saccheggiarla. La violenza che c’è nel cuore umano ferito dall’avidità, dall’interesse immediato, si manifesta nei sintomi di sofferenza che avvertiamo al suolo: laghi, fiumi, torrenti soffrono. Il popolo dell’acqua (pesci, crostacei, macroinvertebrati) soffre. Se il nostro stesso corpo è formato da questo indispensabile elemento, allora perchè cerchiamo di distruggerlo? Una prima risposta può essere ricercata nel fatto che l’uomo moderno sembra non percepire altri significati del suo ambiente naturale, ma solamente quelli che servono ai fini di un immediato uso e consumo. La distruzione dell’ambiente acquatico è qualcosa di molto serio, non solo perché l’uomo dovrebbe essere il custode di questo bene prezioso, bensì perché la vita umana stessa è un dono che deve essere protetto da diverse forme di degrado. Attraverso uno sfruttamento sconsiderato dell’acqua, rischiamo di distruggere la terra e di essere a nostra volta vittime di siffatta degradazione. Una vera catastrofe ecologica che necessita l’urgenza e la necessità di un mutamento radicale nella condotta dell’umanità, perchè i progressi scientifici più straordinari, le prodezze tecnologiche più strabilianti, la crescita economica più prodigiosa, se non sono congiunte da un autentico progresso sociale, morale, ecologico, si rivolgono in definitiva contro l’uomo. Ma ogni aspirazione a curare e migliorare il mondo richiede di cambiare profondamente gli stili di vita, i modelli di produzione e di consumo, le strutture consolidate di potere che oggi reggono le società. Lo sviluppo umano possiede un carattere morale e presuppone il rispetto della persona, ma deve prestare attenzione anche al mondo naturale e tener conto che nella natura esistono esseri viventi che hanno diritto all’acqua quanto noi. Lo spreco dell’acqua inizia anche nel momento in cui non riconosciamo più i diritti degli altri esseri viventi ma vediamo soltanto noi stessi. E in questo modo che tutti noi causiamo piccoli danni ecologici e portiamo il nostro apporto, piccolo o grande, allo stravolgimento e alla distruzione dell’ambiente fluviale.

Ogni anno scompaiono specie vegetali e animali, strettamente legate al ciclo dell’acqua che non potremo più conoscere, che i nostri figli non potranno vedere, perse per sempre. E la stragrande maggioranza si estingue per ragioni che hanno a che fare con qualche attività umana. Per causa nostra, molte specie non daranno gloria alla vita con la loro esistenza, ne potranno comunicarci il proprio messaggio d’amore. Probabilmente ci turba venire a conoscenza dell’estinzione di un mammifero o di un volatile, per la loro maggiore visibilità. Ma per il buon funzionamento degli ecosistemi fluviali sono necessari i piccoli insetti, i rettili, i vermi, le alghe, i crostacei, l’innumerevole varietà di microorganismi e i pesci. Essi svolgono un ruolo fondamentale per stabilizzare l’equilibrio acquatico di un luogo. Queste situazioni provocano i gemiti di sorella acqua, che si uniscono ai gemiti degli esseri abbandonati del mondo, con un lamento che reclama a noi un’altra rotta. Mai abbiamo maltrattato e offeso la risorsa acqua come negli ultimi decenni. Le strade, le nuove colture, i bacini idrici, le centrali idroelettriche e altre nuove costruzioni, vanno prendendo possesso degli habitat fluviali e a volte li frammentano in modo tale che i pesci non possono più migrare ne spostarsi liberamente, cosicché alcune specie vanno a rischio di estinzione. Sono lodevoli e a volte ammirevoli gli sforzi di scienziati e tecnici che cercano di risolvere i problemi creati dall’essere umano. Ma osservando bene, si nota che alla fine, ogni intervento, spesso legato al servizio della finanza e del consumismo, in realtà fa si che la terra diventi sempre meno ricca e bella, sempre più limitata e grigia, mentre lo sviluppo e le offerte della tecnologia di consumo continuano ad avanzare senza limiti. E cosi ci illudiamo di poter sostituire una bellezza irripetibile con un’altra creata da noi: un mondo di plastica!

La cura dell’acqua richiede uno sguardo che vada al di là dell’immediato, perchè quando si cerca un profitto economico, rapido e facile, a nessuno interessa la “preservazione”.

Il mio appello

La sfida urgente di preservare la risorsa idrica comprende anche la necessità di recuperare gli ambienti fluviali degradati, poiché tutto è stato creato dall’acqua e tutto prende forma dall’acqua. Nel caso della perdita o del serio danneggiamento di habitat fluviali, stiamo parlando di valori che eccedono qualunque calcolo.

Tutte le foto di questo articolo sono state scattate da Federico Scaramuzza su affluenti del torrente Lavagna, in val Fontanabuona.

Per questo noi pescatori a mosca (ma anche tutto il mondo della pesca sportiva in generale), non possiamo essere testimoni muti di gravissime inequità quando si pretende di ottenere importanti benefici facendo pagare al resto dell’umanità, presente e futura, gli altissimi costi del degrado ambientale. Il problema è che non disponiamo ancora della cultura necessaria per affrontare questa crisi e c’è bisogno di costruire “leadership” che indichino strade, cercando di rispondere alle necessità di “fruizione” per le generazioni attuali, includendo tutti, senza compromettere le generazioni future. Dobbiamo farci fautori/ promotori di un nuovo sistema normativo che includa limiti inviolabili, impedisca il saccheggio dell’acqua e assicuri la protezione degli ecosistemi, prima che le nuove forme di potere derivate dal sistema tecno-economico finiscano per distruggere non solo la politica ambientale (e la pesca sportiva) ma anche la libertà e la giustizia.

Gianni Basso