L’importante ruolo dei nostri pesci come indicatori biologici

Un nuovo articolo dell’amico Gianni Basso – foto d’apertura: esemplare di Barbo catturato nel Torrente Lavagna da Federico Scaramuzza.

Non si può pensare ai nostri pesci senza parlare dell’integrità di un corso d’acqua, della naturalità delle rive, della quantità di acqua e quindi del deflusso minimo vitale, della presenza di scarichi urbani, alla depurazione e via discorrendo. Il termine “bioindicatore” è un termine che prevede l’utilizzo di una componente biologica ovvero di una determinata forma di vita dalla quale, una volta classificata, si possono ricavare informazioni sullo stato di qualità dell’ambiente. Per quanto riguarda le nostre acque, i “bioindicatori” più semplici da utilizzare sono in nostri pesci. Dal momento che il sottoscritto non si ritiene un esperto in materia ma piuttosto un pescatore che ha dedicato anni di appassionata osservazione sulla vita delle nostre acque dolci, prenderemo in esame la forma di vita più conosciuta e determinante ai fini della pratica della pesca sportiva: i pesci. Nei nostri torrenti, la composizione della comunità ittica varia da ambiente a ambiente. Il riferimento per poter dire se un ambiente è alterato o meno utilizzando i pesci come “bioindicatori”, presuppone la conoscenza della “comunità ittica originaria” dello stesso ambiente. La struttura della comunità ittica varia in relazione alle caratteristiche del corso d’acqua. Nei tratti montani, in prossimità delle sorgenti, caratterizzati da basse temperature, turbolenza ed elevato contenuto di ossigeno, avremo una popolazione “salmonicola” definita dalla prevalenza di trote fario su speci minori (vairone). Nei tratti intermedi (collina), con acque fresche e limpide, la comunità ittica è rappresentata da salmonidi e ciprinidi reofili (trote, barbi e vaironi). Nei tratti di fondovalle (pianura), in presenza di acque più calde e con un certo grado di compromissione, la comunità ittica è rappresentata da ciprinidi reofili (barbi, cavedani). Da ciò si può facilmente dedurre che la comunità ittica di riferimento può essere molto diversa a secondo del tratto fluviale esaminato. Pertanto se utilizziamo i pesci come indicatori della qualità delle acque dobbiamo tener presente il tipo di ambiente che stiamo osservando. Questa puntualizzazione è molto importante perchè se noi conosciamo la comunità ittica di riferimento per quel determinato ambiente, la composizione in specie della comunità ittica che troveremo, già ci potrà dire molto sullo stato di salute delle acque. Anche “l’abbondanza numerica” dei pesci può essere un dato significativo. Un ambiente di montagna in salute ha di per se pochi pesci perchè l’ambiente può esprimere una bassa popolazione di pesci. Un ambiente di fondovalle può esprimere l’abbondanza numerica e quindi molti pesci. La struttura della popolazione ittica è un elemento importantissimo: in un torrente in salute devono essere presenti tutte le classi di età di una stessa specie. In questo modo avremo anche l’indicazione dello stato di salute della specie stessa. A livello di comunità ittica devono esserci tantissimi avannotti, tanti giovani, un buon numero di sub-adulti e un certo numero di adulti. Se un torrente si altera nella sua qualità provoca il manifestarsi di patologie negative, voglio dire che si creano condizioni stressanti per i pesci. A livello di specie bisogna considerare che le trote e i vaironi sono molto sensibili, anche a minime variazioni ambientali. In particolare la trota fario è molto sensibile alla variazione di ossigeno e temperatura. La trota ha bisogno di acqua fredda che non deve superare i 22° e vuole tanto ossigeno disciolto (sopra i 7 mg/lt). Se una minima alterazione ambientale provoca una minima variazione di questi parametri la trota va in crisi. Ecco perchè anche il più piccolo scarico urbano che si trovi in quella determinata zona, può essere un elemento di alterazione ambientale pericoloso perchè consuma ossigeno e riscalda l’acqua. La trota entra in sofferenza e quindi ci dà un’indicazione di alterazione. Anche il barbo pur dimostrando una certa adattabilità rispetto alla trota è una specie sensibile per altri fattori ambientali. In particolare risente molto della distruzione dei fondali ad opera delle ruspe, che hanno modificato anche la velocità di corrente. Anche per lui l’ossigeno è una componente necessaria al suo benessere.

Una bella trota fario di taglia catturata da Moreno Guelfi nel Torrente Lavagna.

Il cavedano si adatta invece a tutti gli ambienti, anche in ambienti con marcate alterazioni ambientali e mangia di tutto. Questa adattabilità può diventare un problema quando il cavedano riesce ad ambientarsi in acque correnti e fresche. In questo caso può diventare addirittura una specie “infestante” a scapito di specie pregiate. Altra componente di alterazione ambientale può essere la frammentazione dell’habitat. Quando si costruisce una diga si interrompe il deflusso naturale e quindi il torrente subisce una sbarramento totale. In un torrente le trote si spostano molto per la riproduzione e nel momento in cui devono risalire a monte per la frega, non possono raggiungere i siti riproduttivi e d’accrescimento. Viene quindi interrotta la distribuzione naturale dei salmonidi e di conseguenza vengono meno le possibilità di conservazione della specie. La distruzione dell’habitat può avere un rapido effetto negativo sul pesce quando è dovuto a captazioni idriche ad opera di centraline idroelettriche. In questo caso parlare di energia pulita è ridicolo perchè al corso d’acqua viene tolta spesso tutta l’acqua, non rispettando il flusso minimo vitale e si produce uno stravolgimento dell’habitat. Quando si riduce molto l’acqua mancano i siti riproduttivi e i pesci che riescono a sopravvivere si riducono in dimensioni, producendo un effetto devastante sulla specie. Il problema degli scarichi è legato agli impianti di depurazione che spesso, troppo spesso funzionano male e ai piani di risanamento che vanno avanti col rallentatore e pertanto si osservano ancora scarichi a tossicità diretta. L’insieme dei fenomeni negativi elencati favorisce l’accoppiamento tra consanguinei producendo un effetto negativo sulla sensibilità alle malattie, alla fertilità, all’accrescimento degli stadi giovanili e alla possibilità di sopravvivenza degli esemplari adulti perchè i pesci non sono più in grado di adattarsi e questo è un effetto che già comincia a vedersi in molti luoghi. Il cormorano e l’airone sono un’altra grave forma di alterazione ambientale. Ognuno può pensarla a suo modo, resta il fatto che di parole se ne son fatte tante, troppe (inutilmente) ma nessuno vuole sforzarsi di comprendere che in un torrente dove non è possibile la vita di molti pesci, il cormorano e l’airone possono svolgere un effetto devastante quando scendono su pesci concentrati in poca acqua e quindi fare piazza pulita.

Salvare i fiumi per salvare noi stessi (una necessaria riflessione)

Il fiume, con le sue peculiarità che lo caratterizzano è una meravigliosa e completa enciclopedia della natura. Esso possiede risposte a domande che ancora non abbiamo imparato a porci. Tuttavia, vi sono esseri umani che per scopi immediati, per avidità o semplicemente perchè non capiscono o peggio non vogliono capire quello che sta succedendo, stanno facendo a pezzi ciò che la natura ci ha lasciato. Questi uomini devono smetterla di distruggere indiscriminatamente i nostri fiumi. La distruzione dei fiumi non mi rende felice, non ci rende felici, ma miserabili e disperati. Uccidere alberi, habitat e pesci, prendendo le distanze dal fiume, ci sta facendo impazzire. Ogni forma di vita che scompare impoverisce l’ecosistema, impoverisce la Terra e impoverisce noi stessi. Noi pescatori, non dobbiamo perdere il contatto col fiume, altrimenti perderemo una parte importante di noi stessi. Quando coloro che se ne fregano allegramente di distruggere si renderanno conto che, rispetto al fiume, un lago o un torrente, essi sono arrivati per ultimi, persino dopo noi pescatori, allora forse cominceranno a capire quanto il fiume abbia contribuito a permettere la vita dell’uomo sulla Terra e la sua evoluzione e forse allora diventeranno un po’ più umili.

Dico questo perchè come pescatore, mi sento fatto per due terzi di acqua di fiume ed è per questo che continuerò a difendere i corsi d’acqua e a dimostrare loro rispetto con una pratica sportiva nobile come la pesca con la mosca artificiale e la contemplazione su poetiche manifestazioni di albe e tramonti e di schiuse e danze nuziali degli insetti acquatici. Credo che dovremmo metterci ad ascoltare il fiume. Un tempo gli uomini ne erano capaci. Sforziamoci e scopriremo che per mezzo del fiume i nostri sensi ci parlano. Se non proviamo a fare questo, è come se ci limitassimo con le nostre mani. Una trota, un temolo, un cavedano, un barbo o un vairone non sono solo fatti di pinne, sangue e ossa. E’ il fiume incontaminato che definisce la loro vita. Se il loro territorio resterà incontaminato, essi non avranno difficoltà a difendersi dalle piene e dalle magre, a trovare cibo, dove riprodursi, dove rifugiarsi. Se si vuole ripristinare il capitale ittico delle nostre acque, dobbiamo salvare alcuni esempi da cui poter ripartire, altrimenti non riusciremo a progettare un futuro per la pesca. Come riusciremo a progettare il futuro, come saremo in grado di salvare gli abitanti del fiume se continuiamo a permettere che si distrugga il loro territorio? Questi uomini insensibili, non hanno il diritto di strappare le pagine migliori di questa enciclopedia! Fiumi e torrenti sono in pericolo, ma per la prima volta da anni la bilancia potrebbe pendere dalla nostra parte, dalla parte di chi ama la natura incontaminata. Approfittiamone! Dobbiamo imparare a lavorare per il fiume anche per salvare la nostra esistenza. Di questo ne sono convinto e sono sicuro che sarà divertente.

Gianni Basso