Natale 2017 riflessione sotto l’albero

A Natale puoi… lo dice una celebre canzone usata nella pubblicità di panettoni e pandori.

A Natale puoi dire ciò che non riesci a dire mai: che voglia di dire che sono almeno tre decenni che praticamente è scomparsa quella che io chiamo “la cultura del fiume”.

 

I vari politici delegati alla gestione della pesca, all’ambiente in generale che si sono succeduti negli anni, non hanno migliorato lo stato di salute delle nostre acque interne, anzi, lo hanno peggiorato e magari hanno utilizzato i proventi delle nostre licenze per finanziare interventi distruttivi attraverso appalti truccati, finte consulenze e altre manovre. Se mai vi è stato un momento d’oro, in cui i politici si sentivano davvero investiti di un mandato e facevano di tutto per realizzarlo, forse possiamo farlo risalire all’Atene di Pericle, cioè 2500 anni fa…? Quello che stiamo vivendo oggi è una realtà raccapricciante: un politico di successo è prima di tutto un personaggio mediatico che usa la sede del suo partito come uno studio televisivo, il set per le proprie dirette e scrive discorsi per ricevere il consenso delle masse. In tanti dei nostri politici mancano la memoria storica, la conoscenza del fiume, l’attenzione verso la fauna acquatica, la flora, la capacità di ascoltare, di dialogare, l’attenzione verso l’uso del territorio e il rispetto delle regole. Il problema è che mancano anche a noi pescatori e ahimè, anche ai nostri rappresentanti. E’ evidente che chi commenta gli interventi di questi politici non argomenta meglio di loro: spesso non si va oltre un “tutti a casa”! Per un politico che non fa nulla per contenere la predazione degli uccelli ittiofagi, per gli scarichi a cielo aperto, per le escavazioni selvagge, per l’utilizzo sconsiderato dell’acqua, ridicolizzando le istituzioni e il nostro sport, noi rispondiamo con un linguaggio ancora più scarso, senza argomentare, senza scegliere le parole, senza domandarci se esistano prospettive per il futuro della pesca sportiva e senza verificare la reale necessità degli interventi in alveo. In questi ultimi trent’anni non si sono distrutti solo i fiumi ma anche le basi del dialogo pubblico e del confronto.

E’ una “deriva culturale” che sta prendendo campo nel mondo della pesca e nel nostro Paese, un impoverimento dei valori e di pensiero.

E questo spiega perché è sempre più difficile costruire spazi di dialogo, portare avanti proposte gestionali che hanno bisogno di tempo (e di lavoro), perché è molto più semplice esprimere un’opinione superficiale o basata sugli istinti, urlare, azzuffarsi. Esattamente come fanno i nostri politici. Beh, direte: e chi se ne frega? Problema tuo se sei inc***ato, no? Forse, ma per esserne sicuri credo che se ne debba parlare per il semplice fatto che questa mia tesi presuppone una domanda che potrebbe riguardare una platea più ampia: perché sono un pescatore? Perché sono costretto a pescare in questo modo? Perché dovrei continuare a pescare così? Iniziare un discorso da una condizione soggettiva è sempre un rischio. Le possibilità di essere vilipeso, sbeffeggiato, satirizzato, ironizzato sono altissime.

Tuttavia, siccome mi è concesso il privilegio di poter scrivere su questo sito, correrò i miei rischi. Ho sempre pensato che l’incompetenza è una forma di disonestà: se non sei pari al ruolo che ti è stato assegnato, ma resti al tuo posto, sei il peggior disonesto (per non dire delinquente) che si possa trovare. Molti dei disastri ambientali del nostro Paese sono ascrivibili alle scelte di personaggi inetti: con un cretino che cosa puoi fare? Qualora arrivasse una emergenza che esige genialità, prontezza di riflessi, inventiva ecc. L’amministratore capace, intelligente e preparato forse sarà all’altezza della situazione. Con un politico impreparato cosa possiamo aspettarci? La risposta è davanti agli occhi di tutti: fiumi, laghi e torrenti stanno morendo perché “questi” incapaci non sono in grado di prendere decisioni forti e determinanti per assicurare la continuità del patrimonio delle acque dolci.

Sapete cosa penso?

Che questa classe politica dirigente è la più “insensibile” alle problematiche ambientali che ci è stata consegnata dalla storia di questo nostro Paese. Il “festival della mediocrità”, la glassa che ci viene consegnata per condire il panettone il giorno di Natale. Bene, a me questa gestione delle acque interne di oggi fa letteralmente schifo. Si, schifo proprio! Consapevolmente schifo, per cui tale consapevolezza non può che farmi trarre le necessarie conclusioni: sono stufo di continuare a pescare in questo modo, stufo di assistere quotidianamente alle mattanze dei cormorani, stufo dell’inefficienza tecnica, stufo del dissesto idrogeologico, stufo del bracconaggio, ormai a livello di banditismo, stufo dell’abbandono di controlli, stufo della distruzione degli habitat in ogni sua forma, stufo dell’animalismo esasperato, stufo del non mantenere mai la parola data, e potrei continuare per pagine e pagine. Bene, se è questa la pesca che ci meritiamo io non posso più accettarla e chiedo a ognuno di voi perché volete continuare ad accettarla? Perché oggi nelle condizioni disastrose in cui riversano i nostri fiumi, dobbiamo continuare ad essere complici di un sistema che ci sta portando alla rovina? Spiegatemelo?

Desiderio sotto l’albero. E’ consuetudine a Natale esprimere un desiderio sotto l’albero. Anch’io ho il mio: auspico che i nostri rappresentanti delle nostre Associazioni a carattere nazionale, si attivino con ogni mezzo disponibile e, se necessario, anche a mezzo raccolta firme, per portare in Parlamento proposta di reinserimento del cormorano nel calendario venatorio delle specie cacciabili, come era prima del 1977. La caccia, interpretata nel rispetto delle regole e delle leggi che ne disciplinano l’attività sportiva-venatoria, può essere un valido strumento per contrastare e contenere l’espansione negli areali europei di questa specie predatrice che sta distruggendo specie ittiche indigene di pregio, presenti nella “lista rossa” delle specie a rischio di estinzione. Pescatori e cacciatori “uniti” per contrastare il “fanatismo esasperato” degli anti-pesca e anti-caccia.

Con la speranza che nell’anno a venire i nostri fiumi non producano “torte” ma “trote”, auguro a tutti voi un sereno Natale e un Felice Anno Nuovo.

 

Gianni Basso