Il fiume che non esiste più

Ecco un nuovo articolo dell’amico Gianni Basso, uno spunto davvero forte sull’attuale stato in cui versano i nostri amati corsi d’acqua, buona lettura!

 

Foto di un affluente del torrente Lavagna (val Fontanabuona) di Federico Scaramuzza.

 

Per comprendere la gravità degli effetti della predazione dei cormorani sulle nostre specie ittiche delle acque dolci bisogna necessariamente tornare indietro nel tempo. In quel fiume “il mio fiume” dove ho trascorso la mia infanzia: il Lavagna. Più che fiume è un grosso torrente che nasce dalle pendici del monte Bragagli a 1091 metri sul livello del mare nel comune di Lumarzo (GE). Questo, dopo un lungo scorrere, giunge presso Carasco dove, insieme ai torrenti Sturla e Graveglia, forma il fiume Entella che sfocia a Chiavari (GE) nel Mar Ligure. Faccio questa premessa perché ci sono luoghi che ti appartengono e luoghi a cui appartieni. Io appartengo al fiume! In questo fiume ci nuotavo dentro, ci pescavo, mi sentivo libero, con una gran voglia di conoscere i suoi segreti. E lui, il fiume, mi cantava dentro, toccava la mia mente e il mio cuore. In questo fiume ho lasciato i miei ricordi; ricordi di un ecosistema vivo e sano: sicurezza idraulica, capacità depurativa, habitat per la vita selvatica, spazio per la ricreazione e il tempo libero. A giugno, migliaia e migliaia di cavedani risalivano le correnti per la frega, la sera le sue acque ribollivano di bollate, producendo un fragore che io definivo un canto di gloria alla vita, un inno alla Natura. Acqua ve ne era tanta, anche in estate e anche per irrigare i campi. Tutto prendeva forma dall’acqua: pesci, insetti, flora e fauna selvatica e anche noi uomini. Poi sono arrivate le ruspe e le motoseghe che hanno prepotentemente preso il posto della falce sapiente del contadino. A ciò si sono aggiunte le concessioni idroelettriche, i prelievi e gli scarichi abusivi. I pesci e la fauna macrobentonica hanno cominciato a dare i primi segnali di sofferenza. È anche così che si sono aperte le porte agli uccelli ittiofagi predatori. Gli hanno messo il bavaglino e… avanti, buon appetito…!!! Con una tavola così imbandita, così ricca e così varia, i cormorani hanno saputo progredire e capovolgere a proprio vantaggio le malefatte dell’uomo nei confronti della Natura. Oggi, dopo anni di predazione, gli effetti sono devastanti e la fauna ittica continua inesorabilmente a ridursi e tra non molto scomparirà per sempre…. Purtroppo però così scomparirà anche la pesca sportiva, usanze e tradizioni legate al fiume. Quest’acqua rimasta porterà via tutto, anche i miei ricordi che non rivivrò più ma che porterò per sempre con me con tanta nostalgia e una lacrima sul cuore, quando ci ripenserò. In questo fiume ci pescherò solo col ricordo ma non per questo sarà meno perfetto perché di questo fiume ho la fortuna di raccontarvi. Emozioni che persisteranno ogni volta che tornerò in quei luoghi, perché io appartengo al fiume! Questo fiume non era solo una striscia d’acqua. Era qualcosa di bello, da contemplare. Era una “creatura”, “un’entità” …!!! Perché tutte le sue acque erano vive; un tutto unico le cui parti erano connesse tra loro. E noi uomini bevevamo quell’acqua. I corpi umani sono costituiti quasi interamente d’acqua, sicché noi, cuore e polmoni, sangue e cervello eravamo fatti di fiume. Ma il fiume non appartiene a noi! Quando parlo di luoghi che non esisteranno più, creando una sorta di perenne nostalgia, mi riferisco a quello che questo fiume conteneva in sé. Tutti quei luoghi meravigliosi che prima o poi spariranno, cancellati dall’indifferenza umana.

Pensiamo a quanti di questi luoghi un domani non esisteranno più. Questo fiume per me non era solo un luogo per pescare o nuotare. Era molto di più: era la mia casa, il mio mondo, la mia vita. Nulla sarà più come prima: questi luoghi non tornano ma restano ad abitare dentro di me per sempre! Ma io mi chiedo come fate voi animalisti a rimanere tranquilli, indifferenti alla terribile sofferenza degli abitanti dei fiumi; che fine faranno i pesci? Questa domanda mi lascia da tempo un unico dubbio: se cioè tutta questa indifferenza vi fa restare “umani” o “disumani”? Credo state/stiamo perdendo un’occasione unica per cercare di mettere ordine a questi scempi. Questa occasione non può essere sprecata: dobbiamo tornare nei luoghi devastati e medicare le ferite che sono state inflitte. Dobbiamo fare del nostro meglio per riportare i nostri fiumi com’erano prima della devastazione perché non abbiamo “fiumi di ricambio”! Il problema predazione del cormorano non è una situazione comune, è una situazione “d’emergenza” e pertanto deve essere affrontata con ogni mezzo disponibile, con le modalità il più incisive possibile. Per anni sono state portate avanti campagne di criminalizzazione nei confronti di quelle Associazioni dei pescatori che chiedevano “abbattimenti dissuasivi controllati”. Gli abbattimenti dissuasivi, da soli, non risolvono un problema così esteso. Possono però contribuire a difendere e salvaguardare le zone di riproduzione e frega di quei salmonidi a rischio di estinzione, altrimenti condannati a scomparire per sempre. E se qualcuno grida allo scandalo per questa mia affermazione, prendetemi pure a bastonate! Cari animalisti, non sono così ingenuo da non capire che i cormorani non sono la sola causa del degrado dei nostri fiumi e so bene che loro cercano di sopravvivere e di riprodursi come tutte le specie viventi. Il problema consiste nel fatto che loro svolgono predazione su specie ittiche che non hanno sviluppato capacità difensive nei loro confronti.

 

Le specie estinte sono perdute per sempre, ma i nostri pesci in pericolo potrebbero ancora essere salvati dal baratro. Finché c’è vita, le speranze infrante hanno ancora una possibilità. Dovete/dobbiamo solo uscire dall’ordine delle idee secondo cui “dove c’è vita ci deve essere disperazione”. Alla domanda: ma cosa posso fare? Dobbiamo sempre rispondere con la consapevolezza che risanando i fiumi e migliorando il loro ambiente rinnoviamo e guariamo anche noi stessi. Il concetto del risanamento significa rigenerazione, recupero del mondo naturale com’era prima che gli uccelli predatori, le escavazioni e i disboscamenti indiscriminati, lo sviluppo forsennato, l’inquinamento e gli incidenti industriali del passato, lo danneggiassero. Diamo ai fiumi una piccola spinta, e.… indietreggiamo! Risanamento significa rimettere in condizione di funzionare gli ecosistemi fluviali del nostro Paese che sostengono la vita. Alcune dighe sono rese superflue dai nuovi sistemi di produzione e distribuzione dell’energia, sbarazziamocene e facciamo defluire l’acqua in quei fiumi il cui corso non avrebbe mai dovuto essere interrotto. Abbiamo bisogno di fiumi non di rigagnoli! Le nostre vallate e i nostri pesci hanno bisogno di questa acqua che scorre in modo naturale, non di inondazioni o siccità prolungate! È giunto il momento di ricordare ai nostri politici e amministratori del territorio, di questo nostro Paese, che per i nostri fiumi è arrivata l’ora di guarire. Evitate di essere così arroganti da pensare di avere tutte le risposte, perché non è vero!

Io vi accuso.

Cari politici e amministratori, io vi accuso per non aver saputo gestire il grave problema della predazione degli uccelli ittiofagi.

Vi accuso perché siete diventati indifferenti a cose che dovrebbero appartenere alla vostra anima, prima che ai codici o norme.

Vi accuso di asfissia dello spirito per l’inquinamento causato dalla vostra indifferenza e paralisi dell’anima, causa di morte prematura del mondo naturale.

Si: vi accuso di raffreddamento dei sentimenti, mancanza di tempo, di incapacità di riflettere e di allungare lo sguardo al di fuori del vostro ristretto campo di visuale.

Vi accuso per il vostro prosciugamento di passioni e di curiosità di conoscenza.

Vi accuso per la vostra bulimia di inutilità e per le vostre azioni inutili, oltreché per non essere riusciti a pesare lo spreco della vostra indifferenza che dilaga “ovunque e comunque” e spegne tante vite, sia animali che vegetali.

Vi accuso per non riuscire a trasmettere nessuna emozione o sensazione provata nel momento in cui si aprono gli occhi sul mondo e non sui libri di testo.

Io sono qui per combattere questa vostra indifferenza. Combatterla non è certo un’azione disciplinata da qualche legge o regolamento ma scelgo comunque di farlo per non rinunciare alla capacità di commuoverci e di emozionarci anche se solo per un secondo. Combatto per ricordare dell’energia vitale dell’amore per la vita che deve pulsare insieme ai battiti del nostro cuore e non sprecare ciò che voi non vi sognate neppure di possedere! Perché combattere significa sapere che l’altro è anche nei pesci, nella fauna acquatica e negli alberi che state distruggendo.

Combatto coloro che sono venuti per codificare i processi di distruzione.

Combatto per ricordarvi che non siete solo un organismo amministrativo, siete l’estremità cieca che ha dimenticato le sue origini.

Io sono qui per l’insistenza dello spirito e per l’autorità della Natura. Se dubitate per un attimo della forza della verità o del primato della Natura cercate per quell’attimo di non respirare.

Adesso conoscete quanto è forte il mio desiderio. Non sono qui per rattoppare le vostre leggi (non ne ho il potere), sono qui per ricordarvi che dovete cambiare dall’interno!

Questa non è una protesta politica, ma una rivolta dell’anima…

Gianni Basso

  

Ringrazio l’amico Gianni per il suo articolo e per le sue parole che, come sempre, partono dal cuore e arrivano ad esplodere come una granata. Questo perché quello che scrive è quello che sente e che soffre nel profondo del suo cuore. Sosterremo sempre chi ha una carica sentimentale così potente e vorremmo che il messaggio arrivasse forte e facesse breccia nell’animo di chi può intervenire in aiuto della Natura.

A parziale conferma delle sue parole, possiamo citare i dati forniti dall’IUCN, l’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura, organizzazione non governativa (ONG) internazionale con sede a Gland in Svizzera, considerata come «la più autorevole istituzione scientifica internazionale che si occupi di conservazione della natura» che ha come principale obiettivo quello di «influenzare, incoraggiare e assistere le società del mondo al fine di conservare l’integrità e la diversità della natura e di assicurare che qualsiasi utilizzo delle risorse naturali sia equo ed ecologicamente sostenibile» si è resa conto che il cormorano ad oggi può essere diventato un problema!

Infatti nella sua Lista rossa IUCN (in inglese: IUCN Red List of Threatened Species, IUCN Red List o Red Data List) che rappresenta il più ampio database di informazioni sullo stato di conservazione delle specie animali e vegetali di tutto il globo terrestre e dove le specie in pericolo sono classificate secondo nove categorie (non valutato, dati insufficienti, rischio minimo, quasi a rischio, vulnerabile, minacciato, gravemente minacciato, estinto in natura, estinto) e ad oggi da ritenersi strumenti indispensabili (insieme con Classificazione internazionale delle aree protette) per l’identificazione di strategie e di azioni di politica ambientale sia a livello nazionale che internazionale (fonte Wikipedia), il Cormorano viene categorizzato come “minor preoccupazione” mentre specie ittiche importanti…:

 

Schede tratte dal sito: http://www.iucn.it/