LA FAUNA MACROBENTONICA

Una città, un paesino, un rifugio alpino… L’uomo da sempre costruisce i propri insediamenti in location studiate, mai banali. Ma qual’è la costante? Qual’è il sottile filo rosso (o meglio blu) che collega i complessi urbani l’uno all’altro e ne garantisce la sussistenza? L’acqua. L’acqua che esce dai nostri rubinetti, quella che compriamo oggi in bottiglia, quella che gli uomini preistorici bevevano alle fonti, tutta, proviene dai laghi, dai fiumi, dai torrenti che circondano le nostre città. Laghi, fiumi e torrenti che sono lì da anni e nei quali, molto spesso, gettiamo rifiuti, non solo industriali ma anche “famigliari”. Basta pensare all’incredibile quantità di sporcizia (di “rumenta” come diciamo noi a Genova) che produciamo se andiamo a fare un banale picnic o una scampagnata in montagna e che spesso abbandoniamo sul sentiero o in riva al nostro amato specchio d’acqua. Ma lo amiamo davvero se lo trattiamo così?

Molti pensano che un fiume sia solo una massa d’acqua che scorre verso valle. Questo è vero solo in parte. Oltre ad essa, un occhio poco esperto, infatti, riesce a vedere al massimo un ribollire di schiuma e schizzi, freddi e talvolta inquietanti. Ma la realtà è assai diversa. Un pescatore o anche solo una persona interessata alle “cose della Natura” potrebbe obiettare: “Nei fiumi, nei torrenti e nei laghi ci sono i pesci !!!” Ma ci siamo mai chiesti come fanno i pesci a vivere in un fiume? Bere… possono bere in continuazione (ammesso che i pesci bevano) ma mangiare? Nei fiumi c’è solo acqua che scorre e sassi di varia dimensione ma cibo… nulla… e allora? Mai fu detta cosa più falsa. Se con un po’ più di attenzione, guardiamo sotto una pietra piuttosto che sulla riva del fiume, vedremo tantissimi insetti di diversa forma e dimensione, larve o insetti volanti, la cosiddetta FAUNA MACROBENTONICA. Insettini stupidi, insulsi forse ma che si sono evoluti per riuscire a vivere in un ambiente strano, ostile, difficile, dove i pericoli sono dietro l’angolo e all’ordine del giorno, pesci in primis. Insetti che sostengono “l’economia” di un fiume e ne determinano la sopravvivenza e forse forse un poco anche la nostra, fosse anche solo per la bontà della carne e dell’introito economico che può portare all’indotto che ruota intorno ad una riserva di pesca. Ed ecco che torniamo all’inizio del discorso; un tempo l’uomo sapeva, e forse oggi lo ha in parte dimenticato, quanto un fiume sia importante e quanto importante sia difenderlo, tutelando in primis gli animali grandi, i pesci e, nello specifico delle acque dolci, le trote che rappresentano oggi l’elemento di maggior interesse dal punto di vista economico e turistico. Ma per poter fare questo occorre sviluppare una rinnovata coscienza e conoscenza ambientale e zoologica delle specie più piccole, il macrobenthos.

Entrando più nello specifico, possiamo distinguere le acque dolci superficiali in due grandi categorie: lentiche, caratterizzate cioè da assenza di corrente (i laghi per esempio) e lotiche, dette anche acque correnti, caratterizzate da un movimento continuo e unidirezionale (fiumi e torrenti).

In altre parole, ogni corso d’acqua ha una sua lunghezza, una portata, una velocità e un regime particolare legato alle caratteristiche del terreno, della pendenza, dell’altitudine e mille altre variabili che lo rendono unico. Alla luce di quanto detto sopra però, ora più che mai, è necessario considerare lo stesso come un susseguirsi di ecosistemi aperti, nella direzione della corrente, con condizioni ambientali determinate e comunità tipiche (Ghetti, 2001). All’interno di questi ecosistemi si avrà quindi una elevata diversità biologica per sfruttare ogni situazione ambientale disponibile (Siligardi et al. 2007).

L’ecosistema fluviale è però soggetto a continui mutamenti, sia di origine naturale che di origine antropica. Il fiume infatti, naturalmente, ha variazioni stagionali del livello dell’acqua come innalzamenti o abbassamenti della portata che costringono i nostri organismi a doversi adattare a sempre nuove situazioni, il tutto in modo naturale. Però purtroppo, quante volte si è visto, letto o sentito di catastrofi ambientali causate dall’uomo; aperture improvvise di dighe piuttosto che cementificazione incontrollata o inquinanti rilasciati nelle acque correnti solo per evitare di incorrere in costi aggiuntivi di smaltimento o errore umano…

Bene, quando la qualità dell’acqua tende a peggiorare, i primi organismi a risentirne sono proprio quelli del macrobenthos e poi, solo in seconda battuta, se l’inquinamento non è subito devastante, i nostri ben più conosciuti e amati pinnuti.

Infatti prima scompariranno le serie di organismi macrobentonici più sensibili e poi, mano a mano, tutte le altre. Riusciranno a sopravvivere solo le più resistenti (ammesso che ne sopravvivano), che anzi prolificheranno in questa condizione di non competizione. Verrà quindi lasciata una cicatrice evidente nella comunità di organismi che popolano queste acque; i nostri insulsi insettini, che prima schiacciavamo quasi per gioco sul bordo del fiume, diventano quindi la più sofisticata rete di controllo dislocata su ogni metro quadrato del fiume. Una rete di controllo migliore e più precisa di qualunque strumento “elettronico e tecnologico” in grado di fare esclusivamente un’analisi puntiforme e non continua dello stato di salute di un fiume.

Il campionamento dei macro-invertebrati si esegue seguendo dei protocolli prestabiliti, dopo aver effettuato una conta dei singoli “animaletti presenti”.

Esistono, ad oggi, due indici utili a stimare la qualità ambientale; l’IBE e lo STAR_ICM.

Ho svolto parecchie indagini sul Torrente Gesso, nella riserva “il Gesso della Regina”, in località Valdieri – CN

 

Dott. Fabio Romanello