A cosa serve?

Un fiume è soggetto a continuo mutamento; questo, naturale o antropico che sia, crea un squilibrio, una novità per “gli abitanti del fondo” che vengono “scombussolati” talvolta sino al punto di determinare, nelle situazioni più estreme (nel caso soprattutto degl’interventi antropici), la morte in massa di gruppi di micro e macro organismi (piccoli e/o grandi per intenderci). Parlando di qualità dell’acqua, quando questa peggiora, i primi organismi a risentirne sono quelli più sensibili; sopravvivranno solo quelli più resistenti che anzi prolificheranno in modo incontrollato per andare a colonizzare ogni spazio lasciato libero dalle precedenti specie, ora decedute. Questa “cicatrice”, questo mutamento, che si forma nel tessuto sociale della comunità macrobentonica di un determinato corso d’acqua e di cui parlavamo nell’articolo precedente, è evidente e abbastanza facilmente studiabile.

Ma come possiamo fare ciò? Che strumenti ci servono per eseguire un’analisi di questo tipo? Che valore possono avere i risultati derivanti da questo studio? Bene, la mia Tesi di Laurea ha trattato proprio questi argomenti! Il mio lavoro si è svolto sul Torrente Gesso e i risultati sono stati a dir poco strabilianti o meglio, immaginabili per chi vive il fiume quotidianamente, un po’ meno per chi non ha mai visto il Gesso in piena “fioritura da insetti”! Per esempio, con un facilissimo calcolo matematico, abbiamo stimato che, su 1 mq di torrente, in località Valdieri, in pieno centro cittadino e quindi, senza tener presente tutte le variabili ambientali che possono determinarsi a causa della convivenza fra diverse specie, sono presenti 1000 unità di fauna macrobentonica. Un risultato che sembra quasi fantascientifico che quindi fa ben sperare per il futuro dei nostri fiumi e che dovrebbe farci capire quanto importante sia la salvaguardia di un territorio che, ancora oggi, mantiene caratteri di primordialità. Ritornando ora allo studio della cicatrice, qualora volessimo reinventarci novelli studiosi della Natura, innanzitutto sarebbe fondamentale ampliare il nostro bagaglio di conoscenze riguardo al riconoscimento del macrobenthos di fiume. Per farlo possiamo avvalerci di molteplici Chiavi di riconoscimento dei macroinvertebrati, tutte con un diverso grado di approfondimento. Quindi occorre sapere quali dovrebbero essere gli organismi che vivono di norma nei vari ambienti e quali organismi invece non vi si ritrovano. L’esperto in questo campo è il sistematico o il tassonomo, ovvero quella persona che sa tutto su questo o quel gruppo di organismi; ma di queste persone, ahimè, se ne trovano sempre meno e nel caso, sempre più specializzati in singoli gruppi di macroinvertebrati… I fiumi però devono essere salvaguardati e…. non possono attendere oltre!!! Innanzitutto utilizzeremo una Chiave di riconoscimento ai gruppi di macroinvertebrati; questi sono, per intenderci:

  • Gasteropodi (lumache, patelle etc…)

  • Bivalvi (vongole, cozze e chi più ne ha, più ne metta)

  • Crostacei (Gamberetti…)

  • Insetti

  • Etc, etc….

Successivamente, se il gruppo di macroinvertebrati in esame sarà per esempio quello degli insetti (quello che in questa sede ci interessa e che andremo a studiare più approfonditamente) dovremo usare un ulteriore grado di dettaglio, usando una Chiave di riconoscimento agli ordini di insetti. Pensate che in Natura esistono almeno 900.000 specie di insetti che possono presentare notevole dimorfismo sessuale e diversi stadi di vita, per un totale di almeno cinque o sei milioni di forme.

Gli insetti possiedono, almeno allo stadio adulto, tre paia di zampe e per questo vengono chiamati Esapodi (3 x 2 paia di zampa = 6. Esa = 6 in greco antico e podos = piedi quindi 6 piedi). Il corpo è protetto da un esoscheletro chitinoso resistente e flessibile, ma poco estensibile, per questo l’insetto ha la necessità di cambiare pelle quando si ingrandisce, facendo la muta (un po’ come quella dei serpenti per capirci!). Guardando il corpo di una larva di insetto si distinguono molto facilmente il capo, il torace e l’addome. Potete provare a distinguerli nella foto qui sotto e si può vedere abbastanza facilmente la suddivisione delle tre parti del corpo escludendo la coda (non ho detto che sia facile a prima vista ma, se vogliamo provare a fare i Naturalisti, un po’ di fatica all’inizio si deve fare!).

Una larva acquatica di insetto – Effimera

La chiave di riconoscimento agli ordini di insetti va a catalogare i vari ordini di insetti riscontrabili in un corso d’acqua e, per puro “divertissement“ culturale sono:

  • Ditteri

  • Odonati

  • Eterotteri

  • Efemerotteri

  • Plecotteri

  • Megalotteri

  • Coleotteri

  • Tricotteri

  • Planipenni

Utilizzate queste Chiavi introduttive, successivamente si classificherà a livello di famiglia e di genere con l’ausilio di appositi manuali per esperti, specializzati nel settore.

Plecotteri, Efemerotteri e Tricotteri, in ordine decrescente i tre ordini più sensibili all’inquinamento ambientale, verranno approfonditi in seguito.

Valutando quindi la presenza/assenza di questo o quell’organismo, a seconda che questo sia più o meno esigente e quindi guardando anche alla ricchezza totale della popolazione di quel determinato fiume da studiare, è possibile calcolare l’Indice Biotico Esteso (I.B.E.), utile proprio per rilevare nel tempo gli effetti dei vari fattori di stress che possono incombere su un’ecosistema fluviale. L’I.B.E. è stato introdotto e adattato ai nostri corsi d’acqua italiani da Ghetti nel 1997. In questo modo possiamo classificare le acque secondo una scala di valori di qualità biologica compresi normalmente tra 1 (grande inquinamento) a 12 (acque non inquinate). Questi 12 “gradini” sono poi ulteriormente suddivisi su 5 classi di qualità: a ogni classe è attribuito un colore.

Per catturare la fauna macrobentonica ci si deve avvalere (nel caso si voglia fare una indagine seria e a carattere scientifico) di un RETINO SURBER. Questo retino è molto grande ed ha un lungo manico grazie al quale possiamo tenere ferma e a contatto con il fondo, anche nelle zone più complesse e profonde, la rete che deve catturare gli organismi.

Raccolti quindi gli insettini, contati gli stessi e rimessi in liberà, si inseriscono i dati ottenuti in una tabella molto particolare, studiata apposta per calcolare il VALORE I.B.E corrispondente. Questi valori, usciti dall’elaborazione dell’indice, verranno inseriti poi in questa ulteriore tabella per capire il vero stato di salute del nostro corso d’acqua:

Se il nostro corso d’acqua entrerà nella prima classe (Classe I), vorrà dire che questo presenta un ambiente non inquinato o comunque non alterato in modo sensibile (il caso del nostro Gesso in località Valdieri); se invece entrerà nella quinta classe (Classe V), vorrà dire che l’ambiente è fortemente inquinato e alterato e, come si evince dal colore, riportato anche sulle cartine topografiche specifiche dei corsi d’acqua (la carta ittica), beh questo risalterà a dovere.

Ecco quindi che i nostri piccoli insetti ci hanno aiutato a scoprire se un corso d’acqua è pulito oppure se è molto inquinato!!!

Dott. Fabio Romanello